RECENSIONE: "Legami di terra" di G. N. Chevalier


Titolo: Legami di terra
Autore: G. N. Chevalier
Editore: Triskell Edizioni
Genere: Storico
Pagine: 233
Trama: Nel 1918, Michael McCready torna dalla guerra con un unico obiettivo: perdersi nella ricerca del piacere. Un tempo giovane studente di medicina promettente, Michael ha sepolto i suoi sogni insieme ai corpi spezzati degli uomini che non è riuscito a salvare. Fuggito da New York per preservare l’unica relazione che per lui ha ancora valore, assume l’incarico di giardiniere in una tenuta di campagna, ma ben presto scopre che la casa nasconde segreti e dolori. Mentre Michael cura i giardini trascurati della tenuta, il suo solitario datore di lavoro riporta alla luce ricordi che Michael vorrebbe disperatamente dimenticare.
Il corpo di John Seward è stato menomato dalla guerra insieme alla sua volontà di guarire, fino a quando una crisi familiare lo convince a proseguire le cure. Così come la salute e le prospettive di John migliorano sotto la cura di Michael, l’animosità cede il passo alla comprensione. Lui e John scoprono che la loro battaglia per imporre la propria volontà si sta trasformando in qualcosa di più forte, ma la paura potrebbe impedire loro di trovare speranza e guarigione l’uno nell’altro.
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Recensione
Non sono una grande fan dei romanzi storici, ne ho letti pochissimi e tutti rigorosamente MM, ma questo mi ispirava. Forse per il richiamo alla terra, fedele compagna di cuori tumultuosi e cura di molti mali. Forse per la tematica dei reduci di guerra, che avevo già trovato e fortemente apprezzato in “Semper Fi” di Keira Andrews e in “Nascosti dal mondo” di J. W. Kilhey. Forse era solo l’istinto che mi diceva che questo libro lo dovevo leggere. 
Non ne ho idea, sinceramente. Ma per fortuna l’ho letto.
È un libro onestamente meno crudo e d’impatto dei due sopracitati, ma non per questo meno bello. Lo stile dell’autore è fluido, descrittivo nella giusta maniera e piuttosto accattivante. Non è del genere dolce e malinconico della Andrews, né onesto e crudele come quello della Kilhey. È più soft, più “per stomaci delicati”, ma comunque piuttosto esaustivo e coinvolgente.
Michael e John sono reduci di guerra. Due anime ferite e straziate. Due cuori manomessi dalla crudeltà del mondo.
John porta quella sofferenza incisa anche sulla pelle.
Michael, d’altro canto, ha dovuto rinunciare a tutti i suoi sogni. 
Entrambi hanno perso tanto – tutto – a causa della guerra, e a entrambi sembra come se nessuno capisse davvero fino in fondo come si sentono. Che nessuno, tra quei fortunati che non hanno mai visto la guerra in faccia, possa lenire il loro dolore. Perciò in qualche modo si sentono legati, si comprendono, anche se faticano ad accettarlo. Capiscono le difficoltà, le privazioni, il sentirsi inadeguato nel mondo che prima chiamavi “casa”.
La storia di Michael e John è un susseguirsi di scontri uno più destabilizzante dell’altro. Nessuno dei due ha tanta voglia di avere a che fare con l’altro, ma per delle situazioni che non posso svelarvi, si ritroveranno non solo a stretto contatto, ma anche a interagire in modo ravvicinato, guarendosi reciprocamente sotto molti aspetti, sia fisici che mentali.

«Mi dispiace.»
«Non essere dispiaciuto,» mormorò Seward. «Avevi ragione.» Si mosse, girando la testa verso il muro. «Ho sentito dolore per così tanto tempo che non so come lasciarlo andare.» Michael sentì il cuore incrinarsi nel petto per quella confessione inaspettata. «Forse l'hai appena fatto,» disse, le parole pesanti in gola.
«Lo spero,» mormorò Seward, chiudendo gli occhi. «Dio, lo spero.»

Dovranno entrambi riuscire a scacciare via i fantasmi del passato, il dolore di una vita che sembra ogni giorno più difficile, di un’epoca in cui il loro amore è considerato illegale, per trovare una pace tanto anelata e agognata; perdendo persone e pezzi di anime qua e là nel cammino.
Un libro pesante per le tematiche ma raccontato in una maniera tale che la lettura scivola via con semplicità, regalandoci una bella storia d’altri tempi.

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