RECENSIONE: "Come foglie sul fiume" di Cristina Bruni

Titolo: Come foglie sul fiume
Autore: Cristina Bruni
Editore: Triskell Edizioni
Genere: Contemporaneo
Pagine: 265
Trama: Seth Cohen è una giubba rossa della Royal Canadian Mounted Police, in un piccolo villaggio nei pressi del confine tra Canada e Alaska. Ha diversi chili di troppo e un passato che lo ha segnato nel profondo e ha chiuso il suo cuore all’amore.
Tutto cambia quando, al villaggio, arriva Cole Danner, giornalista di Vancouver. Tra i due inizia una bella amicizia e Seth pian piano si innamora di Cole. Il sentimento lo sconvolge, non solo perché Cole è un uomo, ma perché questi è fermamente intenzionato a distruggere la corazza dietro cui Seth si nasconde.
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Recensione
Da che parte comincio? Non è facile parlare di questo libro. Ci sono un mucchio di cose che adoro e non so da che parte cominciare! Perciò facciamo un breve elenco, tanto per farvi un'idea: adoro l’ambientazione. Adoro Seth. Adoro la storia. Adoro lo stile fluido e dolce di Cristina.
Nel dettaglio punto per punto: l’Alaska. Oddio, l’Alaska. Ora: a parte che è uno dei luoghi che voglio assolutamente visitare – in inverno, quando c’è un mucchio di neve e si vede l’Aurora Boreale –, è anche descritta in maniera così accurata da Cristina che benché io non abbia mai avuto la fortuna di andarci, riuscivo comunque a visualizzare i paesaggi nella mia mente. Cristina dice che è stata in Alaska con sua madre, che ha amato quella vacanza, e si vede. Si percepisce da ogni minima parola che usa per descrivere la natura selvaggia e impervia di quel posto meraviglioso. Lo fa nello stile che piace a me: conciso ma esaustivo, senza descrizioni logorroiche che finiscono per annoiare. 
La natura dell’Alaska è strettamente collegata a tutta la storia, all’evolversi della relazione tra Seth e Cole, abbracciando e avvolgendo i due protagonisti nella sua sconfinata magia. Trasportando noi lettori tra i suoi alberi e gli sconfinati paesaggi, sotto un cielo mutevole e bellissimo che scalda l’anima e riempie gli occhi di meraviglia.
Seth. Un personaggio diverso dal solito. Un personaggio che non rispecchia i canoni di bellezza classici, né quelli che il romance generalmente impone, ma non per questo peggiore di tutti gli altri. La nostra giubba rossa vive con grande difficoltà e imbarazzo il suo fisico non esattamente scolpito. Pensa di non meritare l’attenzione di Cole, così atletico e bello, e si sente fortemente a disagio nel notare che per Cole, invece, non ha nessuna importanza. Ci vorrà tempo a Cole per far capire a Seth che non è l’aspetto esteriore a contare davvero, ma quello interiore. Aspetto, quest’ultimo, che Seth ha bello in abbondanza. 
Un personaggio fuori dagli schemi, ma che entra nel cuore del lettore per le sue fragilità e la sua dolcezza.

Sentirsi amato da qualcuno era qualcosa che gli mancava come l’aria, qualcosa che gli mancava da una vita intera.

La storia. Ci troviamo di fronte a un romance “classico”, come struttura della storia, ma non banale. Le difficoltà che Seth e Cole affrontano sono un percorso impervio in cui soprattutto Seth dovrà scendere a patti con i dolori del passato, dalle parole che fanno male e che feriscono tanto da lasciare un segno permanente. Dolore che Cole lenirà con nuove parole gentili, sincere, nello scenario impervio e selvaggio dell’Alaska.
Lo stile di Cristina. Come dicevo fluido, dolce, descrittivo ma non prolisso, estremamente affascinante. Uno stile piacevole che dà quella giusta freschezza alla storia anche nei momenti più difficili, rendendola mai pesante.
Una lettura bella, coinvolgente e magica. Consigliato a chi ama i protagonisti un po’ diversi dal solito, ma proprio per questo più affascinanti.


«Mi sento così confuso,» confessò. «Non avevo mai provato un sentimento così totalizzante verso un altro uomo.»
In giardino, Rusty guizzò tra i piedi di Cole, facendolo ruzzolare a terra.
In casa, Mary accarezzò con dolcezza il braccio di Seth. «Sai, ho da sempre avuto un debole per gli uomini biondi e con gli occhi azzurrissimi, proprio come i tuoi. Ma il mio Thomas, pace all’anima sua, era moro e con le iridi più scure di quelle di quel ragazzo là fuori.»
Il sergente aggrottò la fronte, voltandosi a osservare la musher negli occhi. «Non capisco,» ammise.
«Ciò che intendo dire è che noi chiediamo sempre al buon Dio di mandarci ciò che ci piace. Ma lui invece ci dona quello di cui abbiamo bisogno, senza che nemmeno ce ne rendiamo conto.»

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