PENSIERI SPARSI: Famiglia Arcobaleno

Credit: Alexas_Fotos in Pixabay

Ieri ero in Via Savona a Milano, una zona non molto turistica, ma di collegamento tra il MUDEC (Museo delle culture) e Via Tortona (la via del design). Di solito nell'attraversarla si incontrano gli abitanti del posto o gente che si è persa. Quindi sentir parlare in inglese mi ha incuriosita, pensando che si trattasse appunto di qualche turista senza mappa (ce ne sono tanti) che si guardava intorno alla ricerca della via giusta. Non capirò mai il fascino di non avere una cartina della città che si sta visitando, ma tant'è che ognuno fa le sue scelte e ha le sue preferenze. Mio marito mi chiama "La regina dell'organizzazione", perciò capite che per me andare "a caso" è piuttosto utopistico.
Ad ogni modo, ho alzato lo sguardo per vedere di cosa si trattava e se avevano bisogno di aiuto (perché c'eravamo solo io, mio marito e due persone anziane più avanti che dubitavo potessero spiegar loro la strada in inglese) e quello che mi si è parato davanti sono stati due uomini (uno sulla cinquantina, barba un po' incolta e brizzolata, occhiali da sole modello aviatore e capelli castani; l'altro con qualche anno di meno, capelli mossi e scuri, occhiali alla moda dal taglio vintage. Entrambi alti e atletici, vestiti in maniera comoda ma non sciatta) e tre ragazzi (il più grande avrà avuto dodici anni, maschio, capelli corti e camminava in mezzo ai due uomini; la ragazzina di mezzo avrà avuto sette o otto anni e camminava per mano all'uomo un po' più giovane; il più piccolino avrà avuto tre anni ed era in braccio all'uomo più anziano). 
Mi si è accesa subito una lampadina in testa, una sensazione alla bocca dello stomaco, un lampo di intuito, e ho pensato: "Perché non dare una sbriciatina?". Stando alle loro spalle potevo farlo senza passare per maniaca; e dopo uno sguardo attento mi sono accorta che agli anulari di entrambi gli uomini brillavano due fedi d'oro. Significativo? Forse. Ma poteva anche non dire niente. Magari ero io che volevo vedere qualcosa che non c'era. Magari erano solo due amici a spasso con i loro figli e le mogli a casa, o al lavoro, o al centro benessere, o dove diavolo volevano.
Tuttavia, quando il ragazzino più grande ha detto verso l'uomo più anziano: «Quindi adesso andiamo in Duomo, papà?»
E l'uomo: «Sì, se papino non ha altri programmi,» rivolgendosi all'altro uomo, ho capito che non mi stavo immaginando le cose.
Il più giovane dei due si è voltato a guardarli. «No, direi che andiamo in Duomo e poi al Castello Sforzesco, che dite?»
Un coro di «Sì!» si è levato mentre io non riuscivo a trattenere il sorriso.
Davanti a me, per la prima volta, c'era una Famiglia Arcobaleno.
Certo, ne ho già viste un sacco in televisione, nei telefilm, in foto, eccetera; ma vedersela di fronte per la prima volta, dal vivo, è stato bello. 
Si capiva ad una sola occhiata che erano in tutto e per tutto una famiglia serena, felice, in vacanza alla scoperta del nostro bellissimo paese, in un'attività che tutte le famiglie del mondo (o per lo meno la maggior parte) cercano di fare almeno una volta all'anno. I bambini avevano tutti un aspetto pulito, sano e allegro. Si vedeva che c'era armonia e che tutti si volevano bene. 
Non entrerò nel discorso più di così perché odio le polemiche, ma mi sarebbe piaciuto che di fianco a me ci fossero stati qualcuno dei miei amici scettici e avessero visto quello che ho visto io. Magari avrebbero continuato a pensarla come sempre (anzi, sicuramente), ma forse avrebbero cominciato ad essere più tolleranti. Magari avrebbero smesso di definire "sbagliato" qualcosa che loro non possono capire e avrebbero visto che "diverso" non è sempre un male. Magari, ma solo magari, avrebbero capito che Amore è Amore, a prescindere dalla persona da cui parte e a chi è rivolto. Che la cosa importante è la felicità. Che si può essere FAMIGLIA, anche senza rientrare nell'ideologia classica del termine. Che la cosa importante nell'essere genitore è dare amore, sostegno, fiducia ed educazione. Che i figli siano felici. 
E quella famiglia, quei bambini, lo erano senza ombra di dubbio.

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