RECENSIONE: "Sogno di una notte" di Nykyo

Titolo: Sogno di una notte
Autore: Nykyo
Editore: Triskell Edizioni
Genere: Contemporaneo
Pagine: 250
Trama: Il’ya è un giovane fotografo sportivo freelance con un amore spiccatissimo per l’hockey e il balletto e un’antipatia viscerale per il pattinaggio artistico sul ghiaccio. In apparenza cinico, sarcastico e con una propensione per gli uomini dal fisico massiccio e molto mascolino, durante una serata in discoteca Il’ya si ritrova suo malgrado stregato da un misterioso ragazzo androgino che sembra un folletto. Puck, come Il’ya finirà per ribattezzarlo, lo trascinerà dritto dentro un “sogno” da cui alla fine della notte Il’ya avrà ben poca voglia di svegliarsi. Ma sarà vero che gli incantesimi delle fate svaniscono sempre all’alba?
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Recensione
Questo romanzo ha come protagonista il fotografo sportivo freelance Il'ya che si ritrova suo malgrado a partecipare a una serata in discoteca. Non si sente molto in vena, e i continui tentativi del suo amico di propinargli qualche sconosciuto per fargli allentare la tensione e la frustrazione sessuale gli rendono quella serata ancor più faticosa.
Tuttavia, quando un ragazzo dall'aspetto androgino e quasi fatato  Puck  entra nel suo campo visivo, Il'ya non può far altro che rimanerne stregato, in un susseguirsi di pensieri e sguardi che porteranno al culmine della loro conoscenza e all'incontro bollente di una notte.
Il’ya è la voce narrante e Nykyo è stata molto brava a non rendere insopportabili tutti i suoi ragionamenti e divagazioni, avendo costruito un personaggio con una caratterizzazione forte e incisiva. Grazie alla predilezione per l'introspezione che è la base di tutto il romanzo, si riescono a scoprire molte cose di lui e del suo passato, dando così la possibilità al lettore di delineare nella sua mente un background di tutto rispetto per questo giovane fotografo.
Ho trovato molto bella anche la tensione che nasce tra il nostro protagonista e quello che lui ribattezza come “Puck” – uno dei personaggi magici più famosi dell’opera di Shakespeare – che cresce lentamente, scoppiettando sempre più intensamente, in un fuoco che divampa solo quando ormai il lettore è sull’orlo di una crisi di nervi se non leggerà presto l’esatto momento in cui si toccheranno per la prima volta.
Questo è il classico libro che rientra nella categoria: o lo ami, o lo odi. La cosa è dovuta a due motivi: il primo riguarda i dialoghi, che, come già detto, sono ridotti al minimo, lasciando un ampio margine a moltissima introspezione e pensieri sparsi del protagonista che vagano dal passato al presente a più riprese. Il secondo motivo è che fondamentalmente non c'è un susseguirsi di scene e situazioni una più diversa dall'altra: accade tutto in una manciata di ore, più precisamente in quarantotto, perciò non si ha un evolversi della relazione che si dipana nel tempo.
Sogno di una notte” è un libro molto particolare, con un’impostazione insolita che, appunto, predilige i pensieri ai dialoghi. Prendere o lasciare. E io sono una che le introspezioni le ama, perché mi fa sentire più in sintonia col personaggio e riesco ad instaurare un maggiore feeling con esso. Al contempo, tuttavia, avrei apprezzato una maggior quantità di parlato, soprattutto in alcune situazioni; ma questo è puramente un mio gusto personale.
Con uno stile onirico e quasi magico, l’autrice ci trascina vertiginosamente in quella manciata di ore che cambieranno per sempre la vita di Il’ya e ci farà conoscere Puck che, visto dagli occhi del nostro protagonista, pare quasi un etereo folletto venuto a scombinare tutti i piani del fotografo.

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