RECENSIONE: "Una passione proibita" di Keira Andrews

Titolo: Una passione proibita
Autore: Keira Andrews
Serie: Gay Amish Romance #1
Editore: Triskell Edizioni, sezione Rainbow
Genere: Contemporaneo
Pagine: 253
Trama: Quando due giovani uomini Amish scoprono l’amore, rischieranno di perdere tutto?

In un mondo in cui ogni dettaglio – persino l’ampiezza della tesa del cappello – è dettato da Dio e dalle onnipotenti regole della comunità, due uomini osano immaginare una vita diversa. All’età di diciotto anni, Isaac Byler conosce poco il mondo al di fuori del rigido insediamento Amish di Zebulon, Minnesota, dove non esiste alcun rumprsinga che gli permetta di varcare i limiti di quella ristretta realtà. Isaac sa che presto dovrà ufficialmente unirsi alla chiesa e trovare una moglie, ma desidera ardentemente qualcos’altro… un qualcosa che non può nominare.
Lasciato da solo a mantenere sua madre e le sue sorelle dopo un’oscura tragedia, il carpentiere David Lantz non può più rimandare la sua aggregazione alla chiesa. Ma quando prende Isaac come apprendista, la loro attrazione cresce tra il sudore e la segatura. David condivide i suoi segreti peccaminosi, e lui e Isaac faticano a riconciliare i loro scioccanti desideri col loro impegno verso la fede, la famiglia e la comunità.
Adesso che si sono incontrati, sono disposti a perdere tutto quanto?
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Recensione
Partendo dal presupposto che io la Andrews la AMO, questo libro è l’ennesima conferma del fatto che il concetto di “delicatezza” assume un significato del tutto diverso quando è nelle mani di questa autrice.
Quella che abbiamo di fronte è una storia basata su un argomento che mi ha sempre incuriosita molto: gli Amish. Ho letto un sacco su di loro e ho visto diversi programmi televisivi che ne parlavano. Mi ha sempre affascinato il fatto che riescano a credere così fermamente in Dio e ad affidarsi completamente a Lui, rinnegando qualunque cosa superflua e vivendo solo dell’essenziale (spesso anche incorrendo in estremi come qui a Zebulon). Ma l’aspetto meno “aperto” della faccenda mi ha anche sempre fatto pensare. Reputo normale che un ragazzo, magari adolescente, sia curioso. Curioso di provare a fumarsi una sigaretta, a bere una birra, a baciare una ragazza, semplicemente fare quello che fa qualunque altro adolescente con gli amici quando crede di avere tutto il Mondo ai propri piedi. Tutte queste cose sono vietate, per la comunità Amish a Zebulon (e per molte altre realtà, aggiungerei), magari anche per tutta la vita! Non si può cedere ai propri desideri e bisogna confidare nella Preghiera per avere la forza sufficiente a sconfiggere le tentazioni e a vivere così una vita retta. Una ragazza si può corteggiare solo in maniera platonica e solo una volta sposati si può indugiare nell’aspetto più fisico del rapporto.
È un modo di vivere che gli Inglesi (come loro chiamano noialtri) definirebbero “represso”, sicuramente restrittivo.
Leggendo questo libro ho trovato conferma a un’idea che già avevo: qualora una persona Amish si senta nel posto giusto e abbia voglia di rispettare tali regole senza sentirsi soffocare, allora è giusto che viva la sua vita affidandosi a quello in cui crede, a Dio e alla Preghiera, a prescindere da quanto possa considerarlo “antiquato” qualcun altro. Ma qualora la persona si senta chiusa in gabbia, non voglia vivere quella realtà, magari ha desideri che gli Amish reputano associabili al Demonio, allora deve sentirsi libero di andarsene.
Quest’ultima possibilità, però, non esiste. Non a Zebulon, almeno. Perché se te ne vai, se abbandoni la comunità, allora sei bandito e non puoi più tornare, né avere contatti con la tua famiglia.
Come ci si può sentire di fronte a un’eventualità simile? È un po’ come essere tra l’incudine e il martello. Da una parte vuoi dartela a game. Dall’altra non vuoi dire addio alle persone a cui vuoi bene e che nel bene e nel male ti hanno reso quello che sei.



Che fosse un peccato, non aveva alcun dubbio. Ma era il più dolce che avesse mai conosciuto.

È questa la lotta interiore che affrontano i nostri protagonisti: Isaac e David.
Isaac ha vissuto l’abbandono del fratello Aaron, scappato nel cuore della notte senza salutare nessuno; evento che lo ha segnato profondamente. Isaac si è sempre sentito diverso, anche se non ha mai saputo chiaramente perché. Non lo riesce ad ammettere a causa degli insegnamenti del Vescovo e della comunità anche se in cuor suo ha sempre saputo la verità. Solo studiare falegnameria con David gli farà capire cosa sono quei sentimenti e quei desideri che sente e a dargli per la prima volta la libertà di esprimersi e venire alla luce.
David è invece pienamente consapevole di sé stesso, ma non può vivere la vita che vuole un po’ per paura, un po’ perché è l’unico maschio rimasto in casa dopo la morte del padre e deve prendersi cura della madre e delle sorelle. Ma le tentazioni sono tante e lui vi indugia spesso, desideroso di potersi sentire libero per la prima volta. Vorrebbe essere padrone della sua vita, vivere liberamente l’amore omosessuale, ma le responsabilità sembrano tenerlo legato a Zebulon come catene che spuntano direttamente dal terreno. È l’arrivo di Isaac a non rendere più tanto sicura la sua scelta. È l’amore che prova man mano verso di lui. È il desiderio pulsante di vivere ogni aspetto del loro legame, anche quello che la comunità Amish considera sodomita.
Tuttavia, la paura e le responsabilità, le cose che gli sono state insegnate sin da quando sono stati abbastanza grandi da capire, sono più soverchianti di tutto e alla fine è Isaac quello a dimostrarsi più forte, più deciso, più padrone della propria vita. È lui il primo a capire che prima di tutto bisogna essere felici nella vita, e lui a Zebulon non lo è più.
Non vedo l’ora di leggere ancora di questi due, su come andrà avanti la loro storia e sulle difficoltà che dovranno affrontare dopo la grande decisione presa; con la dolcezza e quella giusta nota di angst che la Andrews è così brava ad inserire nei suoi libri, rendendo ogni volume un piccolo gioiello.

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